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Trasporto Pubblico Locale: votata risoluzione PD per adeguamento fondi

Mentre in Europa si sperimenta il “biglietto climatico” a prezzi accessibili e le regioni guidate dal centrosinistra si battono per abbonamenti gratuiti su bus e treni per i più giovani, come già fatto in Emilia-Romagna e Campania, per offrire una valida alternativa al trasporto privato, in Italia la situazione è ogni giorno più critica.


Il Trasporto Pubblico Locale, servizio essenziale per garantire il diritto alla mobilità sicura e sostenibile per tutte e per tutti si trova in grave emergenza. Infatti, nonostante gli investimenti previsti nel PNRR per trasporti, infrastrutture e mobilità sostenibile mancano sul territorio le risorse necessarie per fronteggiare l’aumento della domanda dovuta al boom turistico, le conseguenze della crisi climatica, la gestione e l’efficientamento dei nuovi mezzi.


Per questa ragione il 31 maggio 2023 come Partito Democratico abbiamo presentato una risoluzione in Commissione Trasporti. Durante la discussione, durata sei mesi, abbiamo ascoltato 44 soggetti del settore che hanno confermato la necessità di poter disporre di più risorse e nuovi criteri di riparto del Fondo Tpl.


In particolare, occorrerebbe incrementare la dotazione annua per almeno 700 milioni di euro al fine di consentire alle imprese di sostenere l’aumento dei costi dei fattori produttivi e 900 milioni annui per coprire i maggiori costi del nuovo contratto dei lavoratori del settore, come espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, guidata da Massimiliano Fedriga, e tra gli altri da agenzie e associazioni come Agens, Anav e Asstra, oltre che dai sindacati. Le risorse ci sono e si possono ottenere attraverso la rimodulazione o l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, i cosiddetti SAD, come abbiamo chiesto nei nostri emendamenti alla Legge di Bilancio 2024, che, purtroppo, sono stati bocciati dal Governo Meloni.


Non ci fermeremo. Si tratta di risorse necessarie per affrontare le gravi disuguaglianze nella distribuzione del Fondo del Trasporto Pubblico Locale. Ad esempio, nonostante Roma Capitale produca rispettivamente il 7% dei 1,65 miliardi di bus per chilometro e il 23% dei 57,4 milioni di treno per chilometro, non riceve un finanziamento nazionale minimamente adeguato ed è costretta a coprire 615 milioni di euro del fabbisogno con risorse proprie. Ma le disparità riguardano anche Milano, dove nel 2024 la differenza coperta dal Comune è arrivata a 336,2 milioni di euro, e tutte le altre città metropolitane come Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino e Venezia.


Non è solamente un problema di governance e di funzionamento del Ministero e non occorre alimentare una “guerra tra poveri” sui criteri per dividere diversamente le insufficienti risorse oggi destinate ma migliorare il Trasporto Pubblico Locale di tutto il Paese da Nord a Sud, in particolare nelle aree interne e nelle periferie per ridurre i divari. Servono assolutamente per assicurare il rinnovo dei contratti e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e garantire un servizio efficiente e sostenibile anche per contribuire a fermare le continue e intollerabili aggressioni al personale del frontline, impegnato in prima linea.


Ieri anche la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni votando la nostra risoluzione con parere positivo su questo punto da parte del Governo ha riconosciuto la necessità di adeguare il finanziamento destinato al Tpl. Non possiamo accontentarci di un adeguamento, serve un potenziamento sostanziale, un cambiamento di paradigma, un’azione di reale supporto a Regioni, Città Metropolitane e Comuni che non possono essere lasciati da soli a fronteggiare questa emergenza. Per questo continueremo a batterci in Parlamento e nel Paese affinché venga potenziato una volta per tutte.



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