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Bullismo e cyberbullismo: prevenzione e contrasto devono camminare insieme

Grazie Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, relatrici e relatori, approfitto della presenza in Aula oggi di tutte e tutti voi, anche in un momento di discussione generale, che non è il momento più partecipato dei nostri lavori, per condividere con voi un pensiero, che mi è venuto ascoltando i vostri interventi.


Penso che la discussione di oggi ci stia in parte riconciliando con la funzione che devono avere quest’Aula e il Parlamento. Abbiamo seguito con attenzione e con preoccupazione anche i moniti, che ci sono arrivati attraverso la Presidenza della Camera e la Presidenza della Repubblica, circa il ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza, ad emendamenti che svuotano e cambiano completamente il significato di provvedimenti di straordinaria necessità e urgenza e al combinato disposto tra decreti-legge e voti di fiducia, che sta un po’ svuotando la nostra funzione quotidiana.


Però, in giorni come questo, ci ritroviamo a parlare di come si possa svolgere, non l’articolo 77, ma l’articolo 70 della nostra Costituzione, e su come si possa intervenire, per cercare di modificare un testo, portando ciascuno, per esperienze politiche, culturali e professionali diverse, un contributo al miglioramento di una norma, per contrastare un fenomeno che sta crescendo, che riguarda le nostre famiglie, le nostre scuole e le nostre comunità. Ecco, questo è quanto il Parlamento deve fare e sempre più spesso. Visto che noi critichiamo naturalmente alcune scelte del Governo che vanno in altra direzione, va detto che questo declino non è cominciato con questo Governo, non è cominciato con questa legislatura. Io penso che noi dobbiamo invece rialzare occasioni di confronto come quella di oggi, perché ci consentono veramente di fare il nostro dovere. Entrando nello specifico e nel merito dell’argomento che stiamo affrontando oggi, vorrei partire dai dati che ha fornito l’Istat nell’audizione alla Camera sul provvedimento in esame. Perché voglio partire da quei dati? Perché, secondo quanto emerso anche dall’intervento delle relatrici e dei relatori, è chiaro che ciò che noi riusciamo a monitorare, a mappare e a scoprire è solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Vi sono tante ragioni per cui le persone poi non arrivano a denunciare e a raccontare. Alcuni vivono con difficoltà talmente grandi il fenomeno, da non volerne nemmeno mai parlare. È però la punta di un iceberg molto grande, perché - e qui arriviamo alla fotografia impietosa e preoccupante - si tratta di un fenomeno che coinvolge sempre di più ragazze e ragazzi in età sempre più giovane – da un’indagine che ci è stata presentata, condotta tra maggio e ottobre 2021, constatiamo che, tra gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, il 9,4 per cento, quasi un bambino su 10 degli intervistati ha assistito in prima persona o è venuto a conoscenza durante la pandemia di episodi di cyberbullismo sui suoi compagni di scuola; stiamo parlando di circa 350.000 ragazzi. Chi colpisce, chi coinvolge, questo fenomeno? Sono soprattutto i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado ad avere assistito o a essere venuti a conoscenza di questi tipi di comportamento, quindi si tratta più di scuole primarie che scuole secondarie di secondo grado; sono più ragazze di ragazzi - la quota è più alta rispetto ai coetanei maschi: l’11,3 per cento, contro il 7,6 per cento -, sono più gli stranieri, perché per i ragazzi stranieri la percentuale di persone che hanno assistito a episodi di cyberbullismo, o saputo di essi, sale al 12 per cento, mentre per gli italiani è del 9,2 per cento. Si deve anche registrare un fenomeno, ossia che per gli stranieri la quota di coloro che non rispondono è più elevata rispetto a quella degli italiani, perché ci sono coloro che rispondono dicendo di no quando ciò avviene e ci sono coloro che non rispondono proprio, nemmeno alla domanda.


Ora, questo dato ci deve fare riflettere. Ci deve fare riflettere altresì che l’esperienza personale di episodi di bullismo e di cyberbullismo è cresciuta durante il periodo della diffusione del COVID -19 ed è emerso che tra le ragazze almeno il 12,5 per cento ha vissuto queste situazioni di disagio, mentre per i ragazzi la percentuale è leggermente più bassa, il 10,3 per cento; i più piccoli si confermano, anche nel periodo del COVID, come la fascia di popolazione maggiormente a rischio; nelle scuole secondarie di secondo grado ha vissuto una di queste esperienze il 9,8 per cento degli alunni e nelle scuole secondarie di primo grado quasi il 14 per cento. Riguardo agli specifici comportamenti, il 4,2 per cento degli studenti e il 5,3 per cento delle studentesse delle scuole secondarie dichiara di essere stato offeso, anche online, con soprannomi, parolacce o insulti; sono stati poi presi in giro per l’aspetto fisico e il modo di parlare il 3 per cento dei ragazzi e il 3,9 per cento delle ragazze. È preso di mira con storie diffamatorie il 2,3 per cento degli studenti e il 3,9 per cento delle studentesse. Infine, vi è l’elemento in assoluto più grave: la violenza fisica, le botte, i calci, i pugni, gli spintoni, fenomeno che ha riguardato, per i maschi, l’1,1 per cento di essi e per le femmine, lo 0,4 per cento delle stesse. Sono dati, quelli relativi al periodo compreso tra maggio e ottobre del 2021, che si riferiscono a un periodo in cui il contatto fisico era disincentivato dalle forme di contrasto alla pandemia; quindi, queste cifre sono ancora più preoccupanti e pericolose. Un altro aspetto evidenziato dall’indagine del 2021 è che spesso bullismo e cyberbullismo si inscrivono in un quadro più ampio di disagio sociale, e per questo è importante, nello studio dei due fenomeni, tenere conto anche di altre dimensioni della vita quotidiana dei bambini e dei ragazzi.


Sono numeri che interrogano tutte le istituzioni, ciascuno e ciascuna di noi, sulla necessità di portare avanti un’azione politica, culturale e sociale per contrastare questo fenomeno. Questa è una battaglia che il Partito Democratico-Italia Democratica e progressista combatte e per la quale è sempre stato - e sarà sempre - in prima linea, con un’impostazione chiara e non derogabile; la prima legge sul tema - è stato ricordato - porta la firma della senatrice Elena Ferrara, che si è battuta per questo risultato nella XVII legislatura.


Oggi abbiamo ascoltato, dalle parole di Paolo Ciani, relatore di minoranza, quelli che sono stati i nostri interventi in Commissione, e noi quell’impostazione la rivendichiamo e la vogliamo portare avanti. Per questo anche nell’intervento di oggi voglio partire proprio dalla legge n. 71 del 2017, da quelli che sono stati alcuni apporti molto importanti.


Al primo posto sono stati sempre collocati - e così va, in tale direzione, anche il nuovo intervento - gli interventi di carattere socioeducativo e formativo, con un ruolo centrale per il mondo della scuola, le azioni a carattere preventivo e l’attenzione alla tutela e all’educazione nei confronti dei minori coinvolti, a prescindere dal fatto fossero le vittime o i responsabili degli illeciti.


Si tratta di una legge che ha previsto, per la prima volta, una definizione giuridica del cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione e diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni realizzata in via telematica, nonché la diffusione dei contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la loro messa in ridicolo.


Ecco, una definizione ampia, che serve a non lasciare ombre, a definire chiaramente. Poi vi è il compito della scuola, fondamentale, che la legge definisce già per i ruoli dei diversi attori che devono essere protagonisti di attività protettive, educative, rieducative; e l’insieme di queste azioni di attenzione, tutela ed educazione, rivolto a tutti i minori coinvolti. In particolare, ogni istituto scolastico deve individuare tra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e il contrasto del cyberbullismo; e le istituzioni scolastiche devono promuovere, nell’ambito della propria autonomia, l’educazione all’uso consapevole della rete Internet e ai diritti e doveri ad essa connessi. Inoltre, ciascun minore che sia stato vittima il cyberbullismo può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito Internet e dei social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione e il blocco dei contenuti diffusi nella Rete; se entro 24 ore il gestore non avrà provveduto, l’interessato può rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, che provvederà a rimuovere i contenuti entro 48 ore. È stata poi estesa anche al cyberbullismo tutta una serie di procedure di ammonimento in caso di condotte di ingiuria e diffamazione, minaccia, trattamento illecito di dati personali, commesse mediante Internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne; se non c’è stata querela o non è stata presentata denuncia, è applicabile la procedura di ammonimento da parte del Questore.


Infine, i servizi territoriali, con l’ausilio delle associazioni e degli altri enti che perseguono le finalità della legge, promuovono progetti personalizzati per sostenere le vittime di cyberbullismo e rieducare, anche attraverso l’esercizio di attività riparatorie e di utilità sociale, i minori autori di cyberbullismo.


Ora, la nuova proposta si inserisce nel solco tracciato dalla legge n. 71 del 2017 e rafforza la prevenzione del fenomeno, attraverso una serie di misure diversificate, che mirano a prevenire il fenomeno e rieducare i soggetti coinvolti in tali comportamenti aggressivi. In tale ottica, nel tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del bullismo e cyberbullismo saranno presenti esperti dotati di specifiche competenze in campo psicologico, pedagogico, di comunicazioni sociali e telematiche, nominati dal Ministro dell’Istruzione e del merito.


Nel piano di contrasto a tali fenomeni saranno coinvolti primariamente i servizi socioeducativi presenti sul territorio, in sinergia con le scuole; ogni istituto scolastico, nell’ambito della propria autonomia e in conformità alle linee di orientamento, adotterà un codice interno per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e cyberbullismo e istituirà un tavolo permanente di monitoraggio del quale faranno parte rappresentanti degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie ed esperti del settore. Infine, vi è il rafforzamento necessario del sostegno psicologico, scolastico per favorire lo sviluppo e la formazione delle personalità degli studenti medesimi, nonché per prevenire fattori di rischio o situazioni di disagio, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie. Perché ho voluto ricostruire i caratteri salienti della legge n. 71 del 2017, le novità che sono state introdotte, la necessità di rafforzarla oggi e gli interventi messi in campo da un lavoro parlamentare che ha attraversato la XVIII Legislatura e che riscontra adesso, per iniziativa delle opposizioni, un completamento in questa nuova legislatura (e questo anche grazie alla collaborazione delle forze di Governo e di tutte le forze presenti, gli interventi delle relatrici e dei relatori l’hanno testimoniato)?


Perché bullismo e cyberbullismo mettono alla prova il nostro sistema sociale, educativo e formativo a 360 gradi, e lo fanno operando in un contesto nuovo, in quel continuum di spazi fisici e digitali dove vivono, sognano, crescono, studiano amano le nuove generazioni, dove stanno crescendo i nostri figli, muovendosi ogni giorno oltre confini che hanno superato le dimensioni delle generazioni precedenti, anche della mia generazione, che ha scoperto il digitale, ma che non ha mai vissuto in una dimensione come quella in cui stanno crescendo le nuove generazioni.


Ora, in questo nuovo universo, dobbiamo imparare a occupare tutti gli spazi per non lasciare mai alcuno da solo. Solo in questo modo saremo in grado di difendere i principi e le conquiste di secoli di storia, anche in uno spazio nuovo della vita e dell’agire umano. Questo spazio, che è nuovo per tutti, è ulteriormente cambiato per i giovani che hanno vissuto gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza durante la pandemia, perché, nella compressione delle restrizioni per combattere il virus, per sconfiggere il COVID-19, grazie ai sacrifici di tante e tanti che dobbiamo ringraziare ogni giorno, hanno dovuto vivere anni fondamentali in spazi fisici sempre più ristretti, colmati solo dalla dimensione digitale.


Di fronte a un cambiamento così epocale, che solo tra alcuni anni sapremo cogliere, dobbiamo tenere gli occhi aperti, intervenire, aggiornare, rinforzare i precetti normativi, ma l’obiettivo non dovrà essere mai quello di dividere troppo presto le persone, le nuove generazioni, tra buoni e cattivi. Il nostro obiettivo deve essere intervenire per capire cosa deve cambiare per educare una nuova generazione in un nuovo mondo, perché la responsabilità di governare questo cambiamento è nostra, non loro. Perché se la violenza è sempre l’ultimo rifugio degli incapaci - come ci ha insegnato e raccontato Isaac Asimov in tanti racconti che ci hanno spiegato quella fantascienza futura in cui non vorremmo mai arrivare a vivere -, sta a noi lasciare che, nel futuro che stiamo costruendo con le nostre mani, gli incapaci siano sempre di meno e non di più, che i violenti siano sempre di meno e non di più.


Per questo, prevenzione e contrasto devono sempre camminare insieme. Per questo “educare” lo dobbiamo vivere nel senso dell’origine antica di questa parola, nel senso di tirar fuori, estrarre, guidare, per eradicare nel senso proprio di strappare via dalle radici questo fenomeno.


Questo dobbiamo fare e ogni azione che va in questa direzione avrà sempre il sostegno del Partito Democratico.


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