Il mio intervento in Aula per onorare le 335 vittime delle Fosse Ardeatine

È doveroso intervenire in questo giorno in quest'Aula. Il 24 marzo del 1944, 78 anni fa, si consumava, qui a Roma, l'eccidio delle Fosse Ardeatine. È una pagina nera tra le più drammatiche per la vita della Capitale e del Paese intero. 335 uomini inermi, tra cui militari, persone di religione ebraica, prigionieri politici, civili, rastrellati uno per uno per le vie di Roma. Come ha ricordato oggi il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il più anziano aveva poco più di settant'anni più giovane quindici. Erano dieci per ogni soldato tedesco ucciso a Via Rasella. Tutti barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione tedesche. È un segmento di storia incancellabile che restituisce oggi come non mai l'urgenza di onorare le vittime coltivando sempre il ricordo e la memoria dell'abisso. Tanto più in un momento in cui venti di guerra spirano di nuovo e tragicamente nelle strade d'Europa e truppe di occupazione tornano a seminare morte e dolore nelle città dell'Ucraina. A Roma come a Kiev siamo al fianco del Segretario Enrico Letta, contro ogni forma di nazifascismo, contro l'odio, contro l'oppressione, contro la prevaricazione, contro la violenza in quest'Aula è fuori da quest'Aula, perché abbiamo tutti il dovere storico e civile di farci interpreti e portatori di un messaggio di pace difendendo sempre i nostri valori irrinunciabili: la libertà e la democrazia. Perché pace, libertà e democrazia possono vivere solo insieme e il 24 marzo ci aiuta a non dimenticarlo mai.


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