
Connettività infrastruttura strategica, serve una politica industriale europea
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Nelle trasformazioni che stiamo attraversando la connettività non può più essere considerata una merce o un bene come un altro. Dalla qualità, dall’accessibilità e dalla sicurezza delle nostre comunicazioni dipendono il futuro industriale e sociale del Paese e il costo di beni e servizi, compresi quelli essenziali.
Non abbiamo mai alzato muri commerciali e non dobbiamo iniziare certo adesso. Ma sugli investimenti pubblici, realizzati con le risorse dei contribuenti, devono esserci paletti chiari: l’obiettivo strategico deve essere quello di costruire anche i nostri campioni industriali nei settori cruciali.
Questo significa avere il coraggio di accettare la sfida del mercato unico europeo, ma anche prevedere criteri premianti per chi contribuisce a far crescere insieme l’Italia e l’Europa, investendo in lavoro, ricerca e sviluppo sui nostri territori.
Quando discutiamo di come impiegare le risorse pubbliche, oggi l’unica alternativa al “Buy European” è il “sell out Italy”. Perché un Paese che perde il controllo delle proprie infrastrutture strategiche e dipende da servizi che non è in grado di produrre non rinuncia soltanto a una parte fondamentale della propria sovranità: rischia di svendersi pezzo dopo pezzo, pagando nel presente e nel futuro il prezzo di questa scelta.
Sono temi fondamentali che riguardano la vita di tutte e tutti noi. Per questo è stato importante poterne parlare al Palazzo Wedekind durante l’ultima edizione di Telecommunications of the Future – TLC, Satelliti, AI, Data Center e Cloud: gli asset per l’Italia digitale, un prezioso momento di incontro e confronto sulle strategie che guideranno lo sviluppo delle telecomunicazioni nei prossimi anni, in Italia e in Europa, organizzato dal quotidiano KEY4BIZ.





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