
Congresso nazionale UilTrasporti: diritto alla mobilità è diritto dei diritti, no attacchi a sciopero e contratti
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Grazie al segretario Marco Verzari e a tutta la #UilTrasporti per l’invito al congresso e per il lavoro quotidiano che tutta l’organizzazione porta avanti a livello nazionale, sui territori e nelle aziende per affrontare le principali emergenze del settore dalla sicurezza a rinnovi contrattuali, innovazioni tecnologiche, caro energia, crisi del trasporto pubblico locale e tutela delle libertà sindacali.
Nel mio intervento ho ribadito quanto sia fondamentale oggi la collaborazione tra istituzioni e forze sindacali, politiche, sociali per difendere insieme il diritto alla mobilità: il diritto dei diritti da cui dipendono l’accesso al lavoro, alla salute, allo studio e a tutti gli altri diritti garantiti dalla Costituzione. Per questo il tema dei trasporti deve tornare a essere una priorità politica nazionale. Viviamo una fase delicatissima, in cui si stanno ridisegnando equilibri economici e geopolitici globali, con conseguenze dirette sul futuro del lavoro e delle politiche industriali europee. Dentro questa sfida il settore dei trasporti e della logistica è strategico e le vertenze aperte devono essere affrontate dentro una visione comune.
Le promesse tradite dalla Presidente Meloni e dal Ministro Salvini non possono essere pagate dai lavoratori. Penso al rinnovo del contratto del TPL se un accordo è stato firmato deve essere rispettato: non possono essere lavoratrici e lavoratori a subire le conseguenze dei passi indietro dell’esecutivo. Visti i rincari energetici e il rischio che i costi ricadano ancora una volta sulle imprese del settore del trasporto pubblico locale, che devono fronteggiare già i tagli della manovra sul fondo nazionale, e dell’autotrasporto, che è stato addirittura penalizzato dagli ultimi interventi, è indispensabile che il Governo adotti subito misure adeguate alla gravità della situazione.
Continueremo a batterci insieme per respingere l’attacco al diritto di sciopero e alle libertà sindacali, perché non si può affrontare il tema della competitività comprimendo i diritti. Sarebbe un arretramento che il Paese non può permettersi.







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